PENSIERINO del 22 novembre 2022

Eccomi ancora qua a parlare della mia vita “culturale”. A dire il vero non sono successi tanti fatti importanti, però ci sono sempre quelli che mi impegnano quotidianamente e che mi danno soddisfazioni. Cominciamo a parlare dei racconti del mio amico Luigi Boldrin, che sto correggendo profondamente perché verranno pubblicati o stampati come libro. I suoi racconti sono indubbiamente semplici, sinceri e talvolta ironici; tanti si rifanno ai tempi passati e ad aneddoti accadutigli nella sua travagliata vita. Io sto cercando di renderli scorrevoli, per cui dovrebbero essere di facile lettura, ma anche stupire il lettore per la loro peculiarità, se non altro per il “retrogusto” che ti lasciano dopo averli letti.

Un libro che ho appena finito di rivedere è quello di Silvano Stramazzo. Chi è questo scrittore?... È mio cugino, che abita in Toscana; ebbene, ha scritto un libro di ricordi vissuti nel suo paese e dintorni, con aneddoti, talvolta divertenti, con una scrittura che ti fa vivere quasi fisicamente la vita di quel tempo. Solo la punteggiatura non è consona alla sintassi, ed è solo quella che ho sistemato. Il libro di Silvano mi ha impegnato tre giorni interi, si può dire senza interruzioni, anche alzandomi alla 5 del mattino, questo perché quando comincio qualsiasi lavoro non sono tranquillo se prima non l’ho portato a termine. Ma nel caso di mio cugino è stato perché leggere le sue peripezie e quelle dei suoi conterranei mi attirava sempre più.

Ritornando al manoscritto di Luigi, anche per lui mi dedico giornate intere; in questo caso per sistemare per bene quello che lui mi consegna scritto a penna, con qualche difficoltà di comprensione dell’argomento in questione. Ma lo faccio volentieri perché traggo molta soddisfazione dal suo entusiasmo. Comunque non manca tanto che il libro venga stampato; e poi… Basta. Basta con lo scrivere. Basta! Mi sono promesso che, terminato il suo manoscritto, prendo una mazza e rompo il computer. Lo scrivere per me è una condanna; tutto il resto non ha importanza. Poco altro mi interessa, e questo è sbagliato, lo so, per questo devo cambiare vita: devo leggere, parlare, socializzare, magari presentare i miei lavori; devo vivere con il mondo, non essere relegato nello studiolo o in soggiorno (causa freddo), sempre davanti al computer… che mi dà una immensa soddisfazione, ma mi fa sentire un reietto dalla società, anche se poi non è vero. Speriamo che ci riesca, perché altre volte mi sono promesso di non scrivere più, e poi sono ricaduto in questa ossessione... Eccone la prova. Ho sempre in mente di scrivere un libro sviluppando il racconto in cui io (o una terza persona) in punto di morte chiedo a Dio di poter rivivere la mia infanzia; sarebbe un libro in cui mi sbizzarrirei con riflessioni sulla vita, sulla morte, e sull’aldilà. Ma devo essere forte: ho appena detto che non devo più scrivere.

Concorsi?... Solo pochissimi, quelli più interessanti, perché impegnano tanto del mio tempo (chissà perché, ma le mie giornate sono sempre piene); nonostante sia libri che manoscritti, racconti o poesie con i quali partecipo siano già stati scritti. Quel che anche mi disturba è dover andare in banca per i bonifici, anche di solo 10 euro, e aspettare a lungo il mio turno. E poi non vinco più come una volta. L’ultimo premio (terzo arrivato) l’ho ricevuto questa estate a Campagnola (PD), indetto dalla biblioteca, con il racconto La scoperta del libro; lo stesso racconto con il quale nel 2006 ero stato premiato, sempre a Campagnola, ma al concorso della pro loco. Un racconto, La scoperta del libro, che narra non come dalla carta stampata si è passati al computer, bensì come dal computer si è passati alla carta stampata: in pratica, quando esistevano solo computer e non libri, per caso dalla stampante fuoriescono tante pagine, che poi sono un libro; dove subito si intravedono i vantaggi della lettura del libro rispetto al computer. Ho visto sui giornali o alla tv qualche accenno di apologia per il libro rispetto al computer, e sapere che questo l’avevo già scritto anch’io mi ha reso felice.

Da sempre mi ero proposto di non aderire a iniziative che comportassero un impegno costante; invece, si può dire che sono anni che frequento l’Anteas di Campolongo, ben tre volte alla settimana. L’iniziativa ora si chiama “Spazio nonni”. Come si sarà capito è per anziani, anche se io di anziano mi sento solo l’età. Qui si fanno diverse attività, e pure io intervengo ogni tanto con qualche sketch, musica, giochi e altro. Mi trovo bene assieme ai miei colleghi, per questo ci vado più che volentieri. Adesso Ludovica, la nostra animatrice, tramite l’associazione ha chiesto di intrattenere gli studenti con quel che noi proponiamo. Subito mi sono prestato a farlo: potrei così intrattenere questi giovani con la vita e le usanze e i giochi di una volta; potrei parlare delle mie invenzioni, come sono nate; le emozioni provate alla RAI; le esperienze come vigile del fuoco e come cameriere all’estero; parlare dei miei tre libretti per ragazzi e degli altri miei libri; dei miei manoscritti, delle commedie, dei premi letterari. Tutto questo penso sia interessante per gli studenti, che non si annoieranno di certo. E io avrò così l’occasione di presentare i miei libri che altrimenti non sarebbero presentati in nessuna altra parte, visto che le presentazioni non interessano che a pochi, dato che si legge sempre meno. Però se qualche biblioteca mi interpellasse, io sarei pronto a presentare qualche mio libro o tutti, se non parlare anche del resto: manoscritti, commedie, premi eccetera.

Adesso sta arrivando l’inverno, la brutta stagione; ma dato il mio spirito ottimista penso che fra un mese i giorni cominceranno ad allungarsi, sarà il primo segnale positivo, quello che mi fa volgere lo sguardo verso la primavera, con tutto quello che di bello ne consegue.

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