PENSIERINO del 10 giugno 2019

Eccomi ancora qua a raccontare le mie esperienze e attività letterarie.

Ho già scritto il reportage della crociera con la “Costa Victoria” intrapresa il 16 aprile di quest’anno 2019. Organizzata dall’Anteas di Campolongo Maggiore, il mio paese, si è svolta nel migliore dei modi. Anche in questo caso è stata una esperienza nuova, eccitante, per cui posso dire di aver risolto un altro dei miei dubbi: sapere cosa significhi la vita da turista su una nave; e provato la meraviglia di vivere anche se solo per quattro giorni al di sopra del mio stato sociale.

Era da tempo che non vincevo o mi piazzavo in un concorso letterario, stavolta capitò a Roma dove vinsi il primo premio della critica con la filastrocca “Il filo d’erba”. Bella cerimonia svoltasi il 19 maggio in un bell’albergo, dove si recitò la filastrocca ambientalista di fronte al pubblico e mi si posero delle domande. Alla fine uscii con una targa e una pergamena, che apprezzai ancor più delle altre volte perché questi trofei andavano ad aggiungersi agli altri che avevo rispolverato e messi in fila su una mensola in mansarda. Questo premio mi dette l’occasione di visitare con mia moglie Cinecittà, dove venni catapultato in un altro mondo, fatto di nostalgia e ricordi onirici, emozionante per quel che mi ricordava dei film dell’infanzia. E poi le scene grandiose costruite all’esterno, erette al solo scopo di girare un film. Sempre con la moglie visitai anche “Le Capannelle”, la Scuola antincendi che avevo frequentato da militare; e anche qui fu una emozione, seppur non travolgente come speravo, dopo aver visto il luogo dove avevo vissuto per quattro mesi quando avevo 20 anni.

Il 23 maggio sono andato con Marilisa, mia madre e la sorella Cristina a Capalle (FI) affinché mamma si incontrasse con sua sorella Emilia. Mia madre (novantenne) si è comportata bene, sia prima che durante e dopo il viaggio. Dalla zia ci furono abbracci a non finire e poi si mangiò, come al solito abbondantemente. Alla fine, quando ci salutammo, osservai le due sorelle e pensai che forse non si sarebbero più viste: era come la morte prima della morte.

Il 24 maggio sono andato a ritirare il secondo premio, ex aequo, a Lendinara (Rovigo) per il racconto “La Corea”. Anche qui fui soddisfatto perché mi dettero l’occasione di parlare del mio lavoro; ma non certo del riconoscimento materiale, che si ridusse solo a un attestato e un libro, per cui poco figurava nella mensola dei trofei. In quella occasione mi resi conto che non basta la bravura per divertire la gente, e parlo del bravo attore che recitò un monologo; ma era troppo lungo, e forse fu quello che un po’ rovinò la serata a noi partecipanti.

Come già scritto, tempo fa ho fatto ordine in mansarda e mi sono accorto di avere molti trofei vinti ai concorsi letterari, e ciò indubbiamente mi inorgoglisce; però mi piace anche la camera che mi sono arredato: è il mio angolo dove posso fare ciò che più mi aggrada, se solo avessi tempo.

Cosa sto scrivendo ora? Sto revisionando per la terza volta “Il mio viaggio in Senegal con Sorrisi d’Africa”. Un lavoro di una cinquantina di pagine dattiloscritte che mi impegna molto. Dico sempre che terminato l’ultimo scritto non scriverò più; e anche ora lo dico. Ma so già che non rispetterò la promessa, anche perché devo scrivere la lettera di mia madre per il giornale della sagra di Campolongo Maggiore; poi il racconto che riguarda la Madonna che si incontra con altri personaggi storici; poi quello che si rifà al “Piccolo Principe”; poi devo correggere la “Vita da pompiere” tratto dalle pagine della mia vita, questo per mandarlo alle case editrici grosse; devo perfezionare “Un recital in cerca di comico” eccetera eccetera.
Aspetto l’inverno per dedicarmi a questi lavori; e pensare che una volta odiavo l’inverno, se non per la neve che cadeva: imbacuccarsi e spogliarsi ogni volta che si andava fuori casa mi scocciava; ora invece resterei in casa e me la godrei con lo scrivere… Scrivere? Ma se avevo appena detto che non avrei scritto più? Un senso di liberazione dal buttar giù qualsiasi pezzo letterario l’ho avuto qualche giorno fa quando si è rotto il computer: incredibilmente non ne soffrivo, forse perché non avevo niente di urgente da registrare, e cominciai a leggere più profondamente. Avevo capito come sarebbe stata la mia vita senza lo scrivere; ma subentrarono anche i periodi di noia, in cui la televisione mi supportava, ma neanche tanto. Meglio scrivere dunque? Sì, ma un po’ alla volta, non come faccio ora che se non finisco questo pensierino non mi sento soddisfatto.

Inutile dire che le esperienze vissute in Africa sono di quelle che restano sempre in mente, che in qualche modo ti maturano e allo stesso tempo ti fanno sentire piccolo di fronte a chi la vita la sa affrontare meglio di noi. Però quel che mi eleva è l’emozione di aver fatto parte di un gruppo, “Sorrisi d’Africa”, che veramente aiuta, portando materiale e amore in Senegal, dando una lezione a chi si rinchiude nei suoi soli interessi.

Il 27 aprile si è svolta nell’ambito della sagra a Celeseo (PD) “La Corrida”, a cui ho partecipato. Ogni anno vi partecipo perché mi dà la possibilità di esibirmi di fronte al pubblico, quindi di essere sempre meno imbarazzato, e poi per recitare opere mie che solo in quell’ambito posso fare. Per esempio, lo scioglilingua che ho recitato dura 10 minuti, e nessuno in casa giustamente vuole sentirlo; però alla Corrida sono costretti ad ascoltarmi, e io più che al pubblico penso a me, che così ho l’occasione di liberarmi. Lo stesso dicasi per “Era così cara”, una mia canzone con un intercalare che per altri risulta noioso, ma non per me che lo vedo divertente. Un’altra volta ho recitato a memoria 190 parole una dietro l’altra, e anche in questa occasione, chi mi avrebbe ascoltato se non loro, il pubblico de “La Corrida”?

Oltre le canzoni scritte per chitarra ho scritto anche un pezzo per pianoforte (forse ne ho già parlato). A me piace; mi preoccupa il fatto che se fosse veramente una musica interessante non venga resa pubblica, precludendo a me e al resto del mondo la soddisfazione di sentire un brano stupendo. Al pari di “Giochi proibiti”, il cui autore è rimasto anonimo; o per i racconti di Kafka, che lui avrebbe voluto non pubblicare neanche postumi, ma poi per fortuna ci pensò l’amico Max Brod a pubblicarli per noi. Per cui, se il motivo in questione fosse un successo? Dovrei depositarlo alla SIAE, alla quale peraltro sono già iscritto con le commedie; il fatto è che il tempo e la voglia di accingermi a farlo mi mancano.

Possiedo anche un organo, ma non lo so suonare come dovuto, cioè da organo. Ho trovato delle istruzioni in francese, ma anche se mi arrangio con questa lingua non ci capivo niente. Vedremo in seguito. Intanto mi esercito con l’Adagio di Albinoni, premendo un solo dito per l’accompagnamento.

Ogni tanto mi viene in mente ciò che mi ero prefisso di costruire questo inverno, cioè il leggio da sdraio. Non so se mi fossi trovato in treno o in nave, sta di fatto che avevo pensato a come costruirlo, ed era perfetto, bastava solo prendere in mano la saldatrice; ora non so più se quell’idea me la ricordi ancora. Anche questa invenzione, forse più delle altre, potrebbe portarmi alla ricchezza: immaginiamoci tutte le spiagge del mondo con il mio aggeggio montato su tutte le sedie a sdraio del mondo.

Siamo nel periodo estivo, e i lavori manuali incombono: il taglio dell’erba, l’orto, la legna, la manutenzione della casa eccetera. Per fortuna ci sono i viaggi che mi rilassano, e il semplice passeggiare sul mio prato dove tra una settimana matureranno le more dei gelsi, e più tardi le giuggiole.

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